L’arrivo a Nganderè,si è rivelato più tranquillo del previsto, la pista
,decisamente impegnativa ,fango, sassi , vero fuoristrada , ma non essendo
piovuto, riusciamo ad arrivare all’hotel presto e i ragazzi fanno manutenzione
alle moto.
Ora inizio a sentire i primi dolori fisici , mi fanno molto male le ginocchia ,
non sono abituata a guidare in piedi per tanto tempo , ma fortunatamente per il
momento la pista è finita, per raggiungere Garua facciamo 300 km tutti di
asfalto e riesco a rilassare le mie povere ginocchia doloranti.
Jean-Pierre (l'autista) dal meccanico, Alex in cerca della bombola del gas ,
quindi, partenza da Garua in ritardo,e come non detto facciamo meno di un km ed
eccoci fermi per le tute anti pioggia. Mi avevano detto che la pista era facile
, pensando al caldo del giorno prima ,avevo deciso di mettermi le scarpe leggere
, ma come non detto , la pioggia dei giorni precedenti aveva reso la pista una
fanghiglia , non riuscivo ad andare, avevo paura e con le “scarpette”
certamente non adatte mi sentivo a disagio, decido di fermare l’auto con la
mia valigia e sotto una pioggia torrenziale mi metto gli stivali. Ora mi sento
più tranquilla ,ma sto guidando malissimo,verso le 13.00 Alex decide di
fermarsi, sta piovendo troppo forte , decidiamo di mangiare qualcosa con la
speranza che la pioggia cessi o perlomeno rallenti, ma nulla di fatto, dopo un
oretta ripartiamo rassegnati. Io parto per prima , decisa, mi sento più sicura
di prima e riesco ad affrontare le difficoltà con maggior determinazione,
improvvisamente di fronte a noi una visione inaspettata , un guado enorme con
forte corrente, Alex lo oltrepassa per primo , non è profondissimo, chiedo ai
miei compagni più esperti consigli, la paura è tanta, non lo nascondo, ne
parlo con Marco il quale mi rassicura ,dicendomi che se non me la sentivo mi
avrebbe portato lui la moto su l’altra sponda , osservo attentamente Mirko poi
Marco ed ecco che decido molto tranquillamente di provarci……parto e appena
arrivata sull’altra sponda noto il sorriso di Alex e tra gli applausi dei miei
compagni sorrido,quel sorriso mi accompagnerà per tutto il raid,ora sono
tranquilla so di farcela, ormai non temo nulla , tutto diventa più facile,
anche il sole ora ci “sorride”.
Raggiungiamo Rumsiki all’imbrunire , al bar i tre “apripista” Alex,Mirco,e
Michele quando arrivo stanno già sorseggiando un tè caldo ci voleva proprio
per onorare questo 17 agosto , tappa memorabile per la pista e non solo,anche la
cena al “ Donchisciotte” , cena succulenta, con pietanze mai assaporate
prima, pane appena sfornato, fatto con farina di riso e mais accompagnato da una
salsina all’aglio gustosissima , zuppa , faraona con patate novelle e una
superba pizza alla cipolla, il tutto cucinato con la luce di un faro di un “Suzuki
50”a Rumsiki non c’era corrente elettrica.
L’indomani facciamo visita al “Sorcier aux crabes” così vengono chiamati
in francese gli indovini e, più in generale gli stregoni che leggono il futuro
ponendo dei granchi “crabes”appunto in una ciotola studiandone i movimenti.
Il granchio del resto è un animale al quale vengono attribuiti da molte etnie
del Camerun significati particolari. L’indovino leggendo il futuro di mio
figlio gli ha predetto un felice matrimonio con ben tre figli……..auguri
Alessandro.
A Rumsiki il panorama è eccezionale e il sole che stranamente vi troviamo fa
brillare il verde della rigogliosa vegetazione, anche la pista che ci porterà a
Mokolo è fantastica, percorro tutti i 50 km in assoluta solitudine ad andatura
turistica , voglio godermi quel panorama fino all’ultimo chilometro.
Tappa a Mokolo non di rilievo , mercato decisamente poco interessante, molto
più interessante il mercato di Tourou , al confine con la Nigeria, dalla pista
si vedevano i villaggi nigeriani. Il mercato di Tourou è il più bello in
assoluto, le donne hanno per copricapo delle zucche colorate che sembrano
elmetti.
Si parte da Mokolo per raggiungere Mora , sulla “carta” 70 km tranquilli, ma
che tanto tranquilli non sono stati . Purtroppo a 10 km dalla partenza Alex non
si sa spiegare il perché , ma cade violentemente e si fa molto male, vista la
gravità del caso tutti pensiamo al bacino fratturato.
Per evitare di perdere tempo a caricare la moto di Alex sul pick-up e guadagnare
tempo ( Alex aveva assolutamente bisogno di un medico ), Cristina decide di
guidare la moto di Michele e Michele quella di Alex , ma purtroppo i 60 km che
rimanevano si sono verificati “infernali”, fango a non finire , solchi
chilometrici, uadi, alcuni profondi e insidiosi , a Mora arriviamo quando ormai
è buio , Alex in macchina soffriva maledettamente , quei 60 km erano per lui
interminabili.
A Mora non troviamo nessun medico , Alex decide di trascorrere la notte in Hotel
per poi andare il giorno dopo all’ospedale di Maroua, dove l’esito delle
radiologie risulta essere negativo, nessuna frattura , tanto meno al bacino ,
quindi decide di rimanere con noi fino alla fine del raid.
Da Mora tutto diventa più facile , il sole ci accompagna fino a Wangai dove
troviamo a (mio parere) la pista più bella , forse perché dopo tanto asfalto
desideravo ritrovarla, forse perché sapevo che era l’ultima ,non so ,so
soltanto che tutto era meraviglioso , soprattutto il tratto della “reserve du
faro”, indimenticabile …tutto sembrava “sorridere” in un atmosfera
unica, anche le donne che incontriamo sorridono e si lasciano fotografare senza
chiedere soldi o cadeaux .
A Wangai piove tutta la notte e al mattino appena sveglia mi sono trovata nel
“caos”, non riuscivo a concentrarmi tanta era la confusione in me, dovevamo
smontare il campo , preparare un piccolo bagaglio per il trekking , il tutto
mentre pioveva, tutte le nostre valige erano ammassate in una stanza piccola e
buia , gli abitanti tutti attorno a curiosare, insomma un ora di caos infernale
di totale confusione.
Partiamo avvolti nelle nostre mantelline anti pioggia , gli sguardi malinconici
di Ines e Alex mi rattristano , ma Alex purtroppo ancora faticava a camminare e
non poteva certo venire con noi.
Dopo circa un paio d’ore di cammino, raggiungiamo una scuola presso un
villaggio Koma dove possiamo riposarci riparati dalla pioggia , eravamo fradici
, dopo circa un oretta ripartiamo e nel mentre smette di piovere, appena usciti
dalla scuola sentiamo i “tam-tam”provenienti dal vicino villaggio, gli
abitanti stavano danzando ,ma non per noi , non era una danza preparata per noi
turisti , stavano danzando per se stessi per il loro piacere.
Lungo il cammino incontriamo donne che lavorano i campi, con il loro
caratteristico “gonnellino” Cachè-sex , fatto di foglie , chiedevano
tabacco, per loro è il regalo più gradito in quanto tutte le donne Koma fumano
la pipa.
Arrivati a Libru , campeggiamo presso il piccolo villaggio che, al nostro avvivo
era deserto, tutti gli abitanti erano nei campi a lavorare, finito di montare le
tende corriamo al ruscello dove rimaniamo per molto tempo a goderci la frescura
in assoluta tranquillità.
Il secondo giorno di trekking è decisamente più difficile ma in ogni caso
piacevole.
Lasciare Wangai significa dire addio alle piste, d'ora in poi troveremo solo
asfalto, e , soprattuto l' avvicinarsi della fine del raid . raid condiviso con
ragazzi in gamba , veramente un bel gruppo Marco il “radiologo”saggio e
brillante , Mirco “mister fibra”il “nobile”del gruppo sempre perfetto,
Alessandro P.detto il “Meloni”con i suoi aneddoti ha rallegrato il gruppo in
ogni momento, Michele”l'ingeniere” bravo motociclista, Cristina animo
gentile, sempre sorridente , anche di fronte all'ennesimo piatto di riso in
bianco, Alessandro Z. l'unico del gruppo a non avere la moto adatta ma che
comunque con l'esuberanza dei suoi vent'anni è riuscito ugualmente a terminare
il raid con onore (quasi come il padre...) Alex il “capo” sempre a discutere
e contrattare ,questi camerunesi lo hanno fatto disperare, ed in fine Ines “la
saggia” tranquilla e decisa , compagna di viaggio ideale.
L'addio al Camerun lo diamo con un piacevole tuffo tra le spumeggianti onde
nell'oceano, ai piedi del monte Camerun . |